La realtà virtuale per lenire la sofferenza dei malati di tumore

Francesca con Visore
Ant, la realtà virtuale per lenire la sofferenza dei malati di tumore
PASSEGGIARE in riva a un lago, fare un tour nella savana africana oppure visitare di nuovo quella località che si amava tanto da giovani. Senza muoversi da casa, perché si sta combattendo contro un tumore. Al centro del nuovo progetto della Fondazione Ant, l’associazione che cura a domicilio i malati oncologici, c’è un uso molto umano delle nuove tecnologie: la realtà virtuale per migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Il progetto si chiama “The look of life” ed è stato sviluppato da Ant con l’associazione Menomale e l’Università di Padova col sostegno di sponsor privati, che hanno messo 60mila euro. Coinvolgerà un centinaio di malati di Bologna e provincia che nei prossimi sei mesi sperimenteranno a casa propria un visore per la realtà virtuale, una specie di maschera, vivendo in prima persona video a 360 gradi che consentono al paziente di muoversi all’interno di scenari standard o, presto, anche di scenari costruiti sui loro desideri. Una spiaggia o un lago, la savana o il circo, oppure, grazie a video personalizzati sviluppati dai programmatori, tornare per esempio a visitare luoghi frequentati da giovani (buona parte dei 10mila pazienti assistiti nel 2015 da Ant in tutta Italia sono anziani). Un progetto che è anche uno studio scientifico, perché un team di psicologi valuterà e pubblicherà i benefici di questa terapia, che si aggiunge a quella normale. Per possibili nuovi sviluppi nella cura di altre patologie. «Studi internazionali hanno già dimostrato le potenzialità della realtà virtuale nell’alleviare e migliorare alcune condizioni cliniche», spiega Luciano Gamberini, dell’Università di Padova. «Per gestire la malattia non ci si può limitare a considerare solo i fenomeni patologici, ma è indispensabile capire quale rappresentazione i pazienti abbiano costruito della malattia – dice Raffaella Pannuti, presidente di Ant – Solo così si potrà suscitare in loro la motivazione necessaria a combatterli efficacemente».

MARCO BETTAZZI, La Repubblica edizione di Bologna, 6 ottobre 2016

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