La carta di Londra

Noi aderiamo alla Carta di Londra:

“Anche se attualmente i metodi di visualizzazione tridimensionale vengono impiegati su larga scala per aiutare nella ricerca e nella comunicazione dei beni culturali, si è ormai riconosciuto che, per garantire la scrupolosità di tale lavoro dal punto di vista intellettuale e tecnico, e affinché il suo potenziale in questo dominio venga realizzato, è necessario sia stabilire degli standard che rispondano alle particolari proprietà della rappresentazione tridimensionale, sia identificare quegli standard che dovrebbero essere condivisi con gli altri metodi.
Numerosi articoli, fra cui documenti come l’AHDS Guides to Good Practice for CAD (2002) e Virtual Reality (2002), e iniziative come il Virtual Archeology Special Interest Group (VASIG) e il Cultural Virtual Reality Organisation (CVRO), hanno sottolineato l’importanza di garantire che i metodi di visualizzazione tridimensionale vengano applicati con rigore accademico e che quando la ricerca comprende la rappresentazione essa debba in modo preciso far capire agli utenti la distinzione fra evidenza ed ipotesi e fra i diversi livelli di probabilità.
Questa Carta si propone di definire gli obbiettivi e i principi basilari relativi all’uso dei metodi di visualizzazione tridimensionale in relazione all’integrità intellettuale, l’affidabilità, la trasparenza, la documentazione, gli standard, la sostenibilità e l’accesso. (…)

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